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Durante tutto l'Alto Medioevo l'uso di indossare abitualmente pellicce e abiti di pelli e cuoio venne sempre più diffondendosi. Si portavano pelli di volpe, ma anche di montone e di capra. Ma i ricchi acquistavano pellicce più ricercate di zibellino, di martora, di ermellino, attirandosi i fulmini di moralisti come San Pier Damiani, il quale raccomandava, invece, di accontentarsi delle pelli di agnello e di pecora.
Anche dopo la "rivoluzione commerciale", la crescita dell'economia e
la rinascita della città, l'uso si mantenne a lungo, fino alla metà del
Duecento. Quando Dante, nel Paradiso, e Giovanni Villani, nelle sua Cronica,
rievocavano la Firenze del "buon tempo antico", ricordano l'abitudine, anche
dei maggiori cittadini, di indossare pelli "scoperte", cioè non rivestite
di panno. Pure i mantelli erano di pelle, così come i cappucci.
Nel corso del XII secolo, la moda venne cambiano a favore degli abiti in
tessuto, soprattutto di lana; tuttavia, rimase l'uso di indossare sopra
la tunica, in inverno, un giubbotto di pelle, con pelo verso l'esterno.
Anche per i cappelli modelli in tessuto presero progressivamente il posto
dei berretti in cuoio.
L'industria del cuoio subì certamente contraccolpi negativi dal cambiamento
della moda, anche se il commercio e la produzione del cuoio rimasero uno
dei settori principali dell'economia tardomedievale.
Infatti le calzature erano di cuoio, dalle più leggere, per l'estate, fatte
in pelli d'agnello, alle più pesanti, per l'inverno, (talora tinte, anche di
rosso), fino agli stivai da cavallo. Solo i più poveri portavano pianelle e
zoccoli di legno.
Molto numerosi erano i borsai, la cui produzione, pressoché tuta basata sul
cuoio, andava dalle borse vere e proprie, allora anche usate dagli uomini,
alle "scarselle" portadenari (come gli odierni marsupi, portate allacciate
alla cintura o al collo), alle bisacce da viaggio dei pellegrini o alle
eleganti valigie per i clienti più ricchi. In pelle erano una grossa parte
dei guanti e delle cinture, alle quali si dedicava un'attenzione maggiore a
quella attuale.
Pelli e cuoio erano impiegati anche per la produzione di armi e armature,
difatti l'etimologia della parola cuoio rimanda alla parola "corazza" che
istintivamente siamo portati a pensare a ferro e acciaio. Anche se era
diffusissima la maglia di ferro, le parti più flessibili ( cosciali, gambali,
bracciali ) rimanevano in cuoio; oltretutto nelle corazze da parata, grazie a
maggiori scambi culturali con l'Oriente, trovarono applicazione nuove tecniche
di lavorazione che permettevano lavori a rilievo e ad intaglio, con colorazioni,
dorature e argentature. Lo sviluppo dell'industria conciaria milanese fu legato
proprio al parallelo sviluppo dell'industria delle armi e armature.
C‘era, poi, tutto il settore legato al largo impiego dei cavalli e di altre
bestie, utilizzate per trasporto di uomini e mezzi: a Firenze troviamo la maggior
produzione di selle e vari oggetti in cuoi cotto, con fregi ed ornamenti vari;
più usuale la produzione dei bastai, fatta di collari, finimenti e basti; i
brigliai producevano briglie. Tutto questo era sintomatico della tendenza tipica
dell'artigianato medievale, secondo la quale troviamo la massima specializzazione
produttiva con un'estrema suddivisione del lavoro.
Ricordiamo inoltre che tutti i documenti, dopo la cessazione dl commercio del papiro, venivano scritti su pergamena e la carta, che iniziò a diffondersi in Occidente soltanto a partire dal XII secolo, non la sostituì del tutto e gli atti notarili e i manoscritti continuarono ad essere compilati su questo materiale molto costoso. Difatti per la sua produzione si impiegavano pelli di bestie giovani, in genere vitelli da latte, sacrificando in tal modo potenzialità nutritive legate all'ulteriore crescita dell'animale; inoltre, la lavorazione era abbastanza lunga e complessa, poiché richiedeva più bagni di calce, intervallati da una rasatura e seguita da un'ultima lavatura e da stesura della pergamena su un telaio per la seccatura. Da ciò l'abitudine di riciclare fogli già utilizzati, dai quali si raschiava la precedente scrittura: si producevano così quelli che si chiamavano :"palinsesti".
Luchinus Braidus